FUOCO E GENESI CON EDGARDO MANNUCCI

Il 19 settembre è stata inaugurata la mostra di Edgardo Mannucci, ideata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana, che celebra il grande protagonista dell’arte plastica informale italiana e internazionale con un progetto espositivo che ne valorizza in particolare le radici marchigiane. Dal 19 settembre 2026 al 10 gennaio 2027 il Polo museale Zona Conce di Fabriano e il Centro culturale San Francesco di Arcevia ospitano l’esposizione Mannucci. Fuoco e genesi a cura dello storico e critico fabrianese Fabio Marcelli (docente all’Università di Perugia), che ha puntualizzato: “Il titolo parla di uno scultore che ha fatto dialogare magistralmente il fuoco con il metallo. Il riferimento è anche alla genesi di un’opera d’arte e alla traduzione della Bibbia realizzata dal suo amico, il critico Emilio Villa, animatore delle mostre romane dell’epoca e autore di numerosi scritti su Mannucci”. Il percorso dell’artista va dalla formazione a Roma nel primo dopoguerra alla scelta del post-cubismo della fine degli anni Quaranta, fino alla consacrazione tra i protagonisti della scultura informale europea. Nato a Fabriano nel 1904 e morto ad Arcevia nel 1986, Mannucci è stato uno dei più importanti scultori della metà del secolo scorso, il cui apporto risulta rilevante nella predilezione per la lavorazione del metallo trovando espressione anche attraverso l’arte orafa. Fuoco e genesi per evocare il patrimonio genetico di una ricerca feconda e l’accostamento alla plastica dei materiali utilizzati nella forma e nello spazio. La mostra rende omaggio alla memoria di Enrico Crispolti, scomparso nel 2018. Seguendo i suoi studi e le sue suggestioni, le opere di Mannucci sono in dialogo con dipinti, disegni e sculture di Aurelio Amendola, Mirko Basaldella, Alberto Burri, Corrado Cagli, Alik Cavaliere, Aurelio Ceccarelli, Mario Ceroli, Pietro Consagra, Enio D’Incecco, Agenore Fabbri, Piero Dorazio, Ignazio Gadaleta, Mario Giacomelli, Renato Guttuso, Leoncillo Leonardi, Gino Marotta, Luciano Minguzzi, Nuvolo, Arnaldo Pomodoro, Enrico Prampolini, Daniel Spoerri, Roberto Stelluti, Valeriano Trubbiani, Giulio Turcato, Giuseppe Uncini, Emilio Vedova, Antonella Zazzera. Da sottolineare il sodalizio con Alberto Burri. “L’amicizia tra i due si consolidò dal 1946, quando Edgardo attese a Napoli il ritorno dell’amico reduce dalla prigionia in Texas. La mostra evidenzia la grande generosità dell’artista, il primo a credere nell’amico Alberto e a spronarlo”, ha detto Marcelli. All’ingresso della mostra, salendo le scale verso le sale espositive, la scritta “Quando lavoro sono pieno di fuoco e di velocità”: è questa, in sostanza, la dichiarazione di poetica resa da Edgardo Mannucci. Nella prima sala segnaliamo il grido lacerante di Vedova contro la guerra e le trame spaziali di Cagli e Pomodoro. Quindi il ritmo dei colori di Marotta, una combustione e un sacco combustione di Burri, tre opere superbe di Villa, due disegni e un’incisione, che evocano proprio gli anni di Burri nello studio di Mannucci. Nella seconda sala la natura e l’uomo, trasfigurati, vivono nel capolavoro di Fabbri. Affini alla poetica di Mannucci sono la radice e l’embrione di Trubbiani. Inoltre l’omaggio di Dorazio a Balla e tra gli altri i capolavori di Consagra e Nuvolo, nonché due rare opere di Pomodoro e Uncini. Nella terza sala il fuoco animato da Burri dialoga con la tempra del maestro fondatore Caporrella dinanzi ad un ritratto meccanico di Mannucci. Una superba ricerca spaziale di Ceroli e l’omaggio di Cioli, una piastra con i grumi di polpa di carta, evocano le origini di Mannucci a Fabriano. Popolato dal comune sguardo su uomo e natura, amore e libertà, è l’omaggio al genio di Giacomelli. Nelle opere di Guttuso e Stelluti vive il confronto che apre uno squarcio di pensiero sulla materia metallica e l’ecologia. In accordo con il Comune di Arcevia, operando nel laboratorio di Mannucci allestito presso l’ex chiesa di San Francesco, la Fondazione Carifac ha contribuito alla realizzazione di un nuovo allestimento della Galleria d’Arte Moderna Ruggeri-Mannucci-Bruno d’Arcevia. Altre iniziative di studio e promozione culturale saranno condivise con l’Archivio Edgardo Mannucci di Arcevia, con il Liceo Artistico Edgardo Mannucci di Ancona e con il Comune di Ancona, Capitale della Cultura 2028. Il percorso didattico correlato al progetto espositivo valorizzerà la formazione attraverso laboratori per le scuole primarie e secondarie e corsi di aggiornamento per i docenti di Storia dell’arte delle scuole secondarie di secondo grado. In quest’ottica si inserisce il sostegno agli interventi di valorizzazione del Premio di Scultura Edgardo Mannucci promosso dal Rotary Club Altavallesina-Grottefrasassi. Ad Ancona, Capitale della Cultura 2028, questa mostra si lega attraverso un’altra rassegna. Infatti a gennaio 2027, nella Mole Vanvitelliana, aprirà i battenti l’esposizione dedicata a Corrado Cagli curata dal critico Gabriele Simongini (insegna all’Accademia delle Belle Arti di Roma), che in proposito ha riferito: “Ho conosciuto personalmente Mannucci, poiché mio padre, regista della Rai, realizzò su di lui un documentario. Era anche uno straordinario cuoco che ragionava in termini plastici persino in cucina. Nel tempo è rimasto una figura appartata, ma importantissima. Nella mostra di Ancona non ci sarà solo Cagli, ma avremo Mannucci, Ciarrocchi, Uncini e tanti altri. Le Marche hanno esportato un movimento di rinnovamento a Roma e in tutta Italia”.

Alessandro Moscè

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