L’EPIFANIA DEL DESIDERIO DI SANDRO PENNA

Riscoprire i classici del Novecento: la rassegna “Trame di cultura” promossa a Zona Conce di Fabriano da Carifac’Arte, il 13 giugno ha avuto ospite il poeta e critico Roberto Deidier, ordinario di Letteratura italiana all’Università di Palermo, il quale ha tenuto una lectio magistralis su Sandro Penna. Il maggior poeta lirico del nostro Novecento nacque a Perugia nel 1906 e morì a Roma nel 1977. Possiamo considerarlo un poeta di casa nostra, visto che la madre, Angela Antione Satta, nel 1920 si trasferì a Pesaro e trascorse molte estati a Porto San Giorgio con l’altra figlia Elda. Nel Meridiano Mondadori Poesie, prose e diari (2017) emerge la capacità di esprimere un pensiero tanto profondo quanto implacabile. Penna guardava ad una forma simbolica incentrata sul candore del fanciullo e soprattutto sulla vita anteriore tradotta in poesia. Deidier sottolinea la forza dei versi che penetrano musicalmente all’orecchio e che rappresentano la meraviglia di fronte alle infinite sorprese della vita. “La vita… è ricordarsi di un risveglio / triste in un treno all’alba: aver veduto / fuori la luce incerta: aver sentito / nel corpo rotto la malinconia / vergine e aspra dell’aria pungente”. Si è sempre detto di un poeta anti-novecentesco, anti-ideologico, distante dall’ermetismo e dall’avanguardia, sulla linea sabiana che privilegia la parola immediata. Penna è a tutti gli effetti un classico di cui il Meridiano raccoglie l’opera unita ad un denso lavoro filologico condotto sulle carte, sugli appunti e sui fogli sparsi negli archivi. A Fabriano è stato ricordato un convegno tenutosi a Perugia nel 1990 (i cui atti sono usciti nel 1992 con il titolo L’Epifania del desiderio, a cura di Roberto Abbondanza e Maurizio Terzetti) in cui Cesare Garboli disse che il poeta “trascrive direttamente dal vissuto, riducendo a pochi suoni inimitabili una tastiera letteraria fatta di combinazioni miracolose”. Penna era un ragioniere che non amava il lavoro, definito “lamentevole”, ma supportato da intellettuali e artisti: Citati, Ginzburg, Montale, Saba. Ancora Garboli: “Ci sono poeti di tale forza innovatrice da cambiare quasi di colpo i codici costituiti; ci sono poeti inamovibili dall’antichità, così fedeli alla tradizione da scenderne giù come le pecore dai tratturi. Penna è poeta di questa razza; poeta di registro linguistico piccolo-borghese, dannunziano e pascoliano, inesplicabile in un secolo che ha fatto del linguaggio uno strumento non di lode, ma di concorrenza col mondo. Uno dei motivi che hanno tenuto Penna lontano dai centri di maggior traffico della cultura italiana negli ultimi cinquant’anni, è stata la sua disappartenenza al moderno, la sua natura, in contrasto con la sua psicologia, di epigono, di poeta sopravvissuto”. Se il miglior modo di ricordare un poeta è di leggerlo, vale la pena citare altri versi, tra i più belli: “Era la mia città, la città vuota / all’alba, piena di un mio desiderio. / Ma il mio canto d’amore, il mio più vero / era per gli altri una canzone ignota”.

Alessandro Moscè

 

Tags from the story
,
0 replies on “L’EPIFANIA DEL DESIDERIO DI SANDRO PENNA”