LA BELLA E IL POETA

Giuseppe Ungaretti era innamorato di una ragazza. Aveva ottant’anni e lei, Bruna Bianco, l’italiana nativa delle Langhe trasferitasi in Brasile, ventisei. Esce in questi giorni la raccolta di scritti del poeta per la giovane: il libro Lettere a Bruna (Mondadori, a cura di Silvio Ramat), contiene ben 377 missive spedite in meno di tre anni. L’amore di Ungaretti lo faceva stare dritto, senza più l’appoggio del bastone. Si lavava, si curava, si profumava, non sentiva la fatica. Era un uomo tornato adolescente, capace perfino di correre. “T’amo, amore, e per motivi che non sono, lo sai bene, né futili, né di capriccio, né di un qualsiasi impulso di bestialità. T’amo, amore, anima e corpo. Un corpo che è la più giusta misura e scrigno dell’anima che ci siano mai stati”, scrive il poeta, che acquisisce anche un’irresistibile ironia. “Montale va a fare il senatore, io vado a fare l’amore”. Firma le lettere con lo pseudonimo Ungà e si rivolge a Bruna definendola “ritemprante”, “illuminante”, “inverosimile”, “sovrana”. Aveva messo in preventivo il matrimonio, che sfumò per cause mai del tutto verificate (sembra per la riluttanza della famiglia Bianco). Lei, Bruna, era altrettanto innamorata. Della forza della parola o del fascino recondito dell’uomo famoso, del poeta conosciuto nel mondo, che aveva una verve irresistibile? “Una volta che viene l’inverno, è dura rientrare, dirsi che è finita, ammetterlo. Si resterebbe lo stesso lì, nel freddo, nell’età, si spera ancora. Si può capire. Siamo ignobili. Non bisogna dar la colpa a nessuno. Godere ed essere felici anzitutto”, commentava Louis-Ferdinand Céline nel suo capolavoro Viaggio al termine della notte (1932). L’adulto rimpiange l’adolescenza, ma la brama, quasi con risentimento. Non considera l’età che un dato anagrafico, quindi un dettaglio. La maturità dell’uomo è la serietà del fanciullo, sosteneva Friedrich Nietzsche. Forse per tornare giovani c’è solo bisogno di tempo. Giuseppe Ungaretti si entusiasma alla vista di Bruna e il suo trasporto è fisico. Lo si capisce dalle lettere e dalla constatazione che le parole fomentano l’eros, come l’intesa sulla poesia, l’esaltazione della donna centro motore di una scrittura confessionale. Gli psicologi lo dicono senza mezzi termini: la gioventù è solo una questione di atteggiamento di fronte alla vita. Carmen Llera, che quando iniziò la relazione con Alberto Moravia aveva ventisette anni, ha rivelato: “Lui non l’ha capito, ma in realtà è stato l’unico uomo che mi ha preso. Ho sempre considerato la convivenza una condizione impossibile, mentre con lui fu resa facile dalle nostre affinità: sveglia mattutina, abitudini frugali. E piccoli gesti quotidiani d’affetto. Di Alberto mi piaceva tutto: il fisico asciutto, le folta sopracciglia bianche, il grande naso ricurvo”. L’amore tra anziani e giovani è possibile. E’ l’indole, la libertà e la sessualità che lo definiscono concretamente. Moravia, la prima volta che vide Carmen, esclamò sconcertato, come un pubere: “Sei troppo bella”. Aveva settantacinque anni. Attilio Bertolucci una volta mi confidò al telefono: “Non credo di aver mai superato i diciotto anni di età”. E rise indecentemente, disse autocommentando la sua affermazione.

Alessandro Moscè

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