AMOR, C’HA NULLA AMATO AMAR PERDONA

Non esistono più le lettere d’amore. Viene pensato ad un fuoco acceso nel leggere lo spasimo di Giuseppe Ungaretti per la bella Bruna, la brasiliana alla quale si rivolgeva con il cuore in mano. Chi oggi prenderebbe carta e penna e scriverebbe un’accorata missiva da inviare alla propria amata che non può vedere, data la notevole distanza che separa due continenti? Chi lo farebbe corredando il foglio con una rosa, come era in uso un tempo? Nel 2017 esiste lo smart phone, internet, my space, facebook, whatsapp, instragam, l’e-mail: ciò che abbiamo definito lo spazio dello short message. Tutto è più filtrato e subitaneo. Il sentimento non lo si ammette facilmente, tanto che si arriva a pensare che l’amore non esista più, che non sia più un sentimento accecante, ma un dire automatico, un comunicare alla spicciolata. Eppure la parola amore è una delle più abusate sui social, ma i significati, nel tempo, cambiano. Amore può essere infatuazione e passatempo, sesso. Non un cammino insieme, non una responsabilità duplice, ma un divertimento effimero, una fermata prima di ripartire in quarta. L’amore ha diverse sfumature che ne cambiano i connotati. Scrive Zygmunt Bauman nel suo Amore liquido più volte ripubblicato: “Senza umiltà e coraggio non c’è amore. Sono qualità entrambe indispensabili, in dosi massicce, ogni qual volta ci si addentra in una terra inesplorata e non segnata sulle mappe, e quando tra due o più esseri umani scocca l’amore, è proprio in questo tipo di territorio che vengono spinti”. Quindi l’umiltà e il coraggio sarebbero il preludio all’amore. Ci avevate mai pensato? Di certo l’umiltà e il coraggio non sembrano prerogative della società del Duemila. Sarà vero ciò che predicava Roberto Benigni commentando i Comandamenti, e cioè che chi ama arde? C’è ancora spazio per una donazione,  una comprensione verso l’altro? L’amore è una griffe, come sosteneva Carrie Bradshaw in Sex and the City? Chi uccide per amore lo fa per la perdita del possesso sull’altro, come fosse un oggetto. E’ la stessa reazione che si potrebbe avere nei confronti di chi ruba in casa dell’altro e viene aggredito, malmenato. L’amore è crudele o indifferente, egoista. Abbiamo l’impressione che il sentimento sia stato alterato da una modernità dove l’epicentro è l’io e non il noi. Ci si ama come si può, perché il tornaconto non è scontato, perché il sacrificio non è digerito e spesso non si ha voglia di rischiare, di mettersi in gioco fino in fondo. Non a caso le lettere d’amore più convincenti appartengono alle vecchie generazione, a Ungaretti e non ad un giovane poeta che sarebbe ritenuto antiquato. Giacomo Casanova ha amato molto ma non sapeva più definire l’amore. Però sosteneva che esiste. L’amore e gli amori: dunque più di uno, anche alla volta. Era il 1960.

Alessandro Moscè