LUIS ALBERTO, EL FANTÁSTICO

Vedendolo giocare Osvaldo Soriano avrebbe detto: “In fin dei conti il calcio è un cartone animato per adulti”.
Estroverso, geniale, indolente, avulso da ogni disposizione tattica, capace di giocate sopraffine e di estraniarsi come uno spettro. Poteva vincere da solo, Luis Alberto Romero Alconchel, detto il mago. Trequartista, regista, contropiedista nato, sapeva sfoderare dei filtranti rasoterra che ricordavano quelli di Platini. La sua imprevedibilità e plasticità lo hanno reso, nel ruolo atipico che ha ricoperto, uno dei migliori calciatori del nostro campionato. Luis Alberto, ad ogni fine stagione, minacciava di lasciare la Lazio, nella quale è rimasto dal 2016 al 2024. Dopo un lungo periodo di adattamento, è infine esploso con Inzaghi in panchina. Le cronache di spogliatoio dicono che non abbia sopportato l’arrivo del tatticista per eccellenza Maurizio Sarri, che quando faceva vedere la registrazione delle partite lo induceva alla siesta. Se non giocava con la mente libera era un peso, ma quando rendeva al massimo risultava incontenibile. Passava la palla senza guardare disorientando gli avversari con il celebre no look, la sua specialità estetica che mandava in visibilio la curva nord.
I tratti del volto ricordano quelli di Sergio Múñiz Llorente, attore, cantante e modello di Bilbao. Capelli color petrolio, qualche volta con il ciuffo canarino, barba curata, sembrava una statua marmorea. Inespressivo, apparentemente indenne da ogni sbalzo emotivo. Mai spensierato, mai euforico. “Non ride mai?”, diceva mio padre. Una sorta di hippy che però sapeva essere incantatore e stregone. In altri tempi lo avrebbero definito un angelo dalla faccia sporca, nell’emulazione di Omar Sivori, Humberto Maschio e Antonio Valentin Angelillo, i tre campioni argentini. Luis Alberto non si risparmiava e il fango e le strisce d’erba hanno spesso ricoperto la sua sagoma e la corsa atipica con il tallone inclinato indietro e l’arco planare appiattito. Ma forse è proprio quella postura a renderlo ancora difficilmente marcabile. E’ stato capace di mandare in confusione i reparti difensivi della Juventus, dell’Inter, del Milan, esaltandosi nelle sfide dove l‘avversario era palesemente più attrezzato sul piano tecnico. Luis Alberto ha spesso rovesciato le sorti dei pronostici accendendosi come una lanterna magica, un Aladino che strofina il suo oggetto e dà vita ad una proiezione di immagini dipinte ad effetto. Il genio da mille e una notte esaudiva i desideri della folla laziale. E’ certo che el fantástico non finirà nel dimenticatoio.
Dopo l’esperienza sotto il celeste cielo, Luis Alberto si è allontanato dai clamori del calcio italiano nel 2024 per il business della Qatar Stars League indossando la maglia dell’Al-Duhail Sports Club e giocando solo per divertimento nel paese dei giacimenti petroliferi, dei palazzi decorati con la ceramica bianca, dei ristoranti a tre piani e degli stadi dai tetti retrattili con il supporto di tecnologie all’avanguardia per la climatizzazione. Luis Alberto ha dichiarato che dalla Lazio non voleva più un centesimo, prima di lasciare furtivamente lo spogliatoio di Formello. Si è lamentato perché non gli è stato consentito di dare l’addio in una conferenza stampa, come se per la società fosse arrivato a fine corsa e non avesse più nulla da dire. A Roma il cappello del mago svolazza ancora come quello dello scultoreo serbo Sergej Milinković-Savić.
Buena suerte Luis.

Alessandro Moscè

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