“Quel cortile, ricordi?”,
dolcissimo arrivo a piedi,
sosta del gran passare
fuori città, appena un po’
e ancora più in là, sull’erba,
dove si vedono i tir
che attraversano le stagioni
e non si fermano mai.
Tutto è rimasto docile,
ma tutto è bruciato.
L’aria continua a muovere
quel salice che non vediamo più:
l’asfalto brilla,
la pioggia si asciuga
nella levità di aprile,
nel vento grigio
che non dispone le cose,
che le scompiglia nell’umida sera
Quel cortile, ricordi?
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