INDIVIDUALISMO E SENSO DI SOLITUDINE

L’individualismo di Matteo Renzi non piaceva, come quello di Silvio Berlusconi e di Massimo D’Alema. Individualista è anche Matteo Salvini, lo è lo stesso Luigi Di Maio. Giuseppe Conte sarebbe la proiezione degli individualisti di destra, stando a quanto dichiara l’ex Ministro Marco Minniti in un’intervista pubblicata venerdì 8 giugno su “Repubblica”. Ma allora c’è da chiedersi come mai Angela Merkel sia un’individualista (nessuno potrebbe sostenere il contrario) di successo e non fautrice di una pericolosa tendenza di destra, a differenza degli individualisti italiani: indecorosi, populisti, sostanzialmente incapaci. Anche Emmanuel Macron è un individualista. Dicono che la Merkel abbia in mano l’economia e il Presidente francese gli esteri: l’Europa camminerebbe su due piedi, sul patto d’acciaio Germania-Francia. L’Italia, che fino ad un anno fa recitava un ruolo di comparsa, ora rimarrebbe addirittura assente, un’interlocutrice senza diritto di parola, inascoltata. C’è qualcosa che non quadra quando parliamo di individualismo politico e non politico, spesso confuso con un retaggio post-fascista, con un atteggiamento manicheo, da super uomo arrogante. Gli italiani, di questi tempi, si chiedono insistentemente: “Che cos’è l’Europa?”. Un’entità geografica? Una burocrazia impietosa? Un progetto su scala internazionale? La genesi di un’entità sovranazionale a discapito dei paesi più poveri? Un sogno finito male? Gli stessi prototipi da noi faticano molto ad imporsi, ma in Europa, provenienti da altre realtà, sono ben accolti. La rinegoziazione di alcuni punti cardini del programma europeo sta al governo Conte come la prova del cambiamento alla riuscita o meno del contratto con gli italiani del Movimento 5 Stelle e della Lega. Ma finora, cosa abbiamo capito di Giuseppe Conte che ieri si è seduto al tavolo del G7, per la prima volta al fianco di Donald Trump? Ho conosciuto molti insegnanti universitari di diritto, provenendo da studi di Giurisprudenza. Conte è un morigerato uomo che parla da una cattedra, come farebbe in un convegno tra addetti ai lavori. Non ha il taglio del politico, ma potrebbe essere un vantaggio. Libero o non libero di assumersi in prima persona degli impegni, la tenuta del suo governo l’apprenderemo dalla sua perspicacia e dalla sua volontà di non barare. Non potrà risultare il pappagallo di Di Maio e di Salvini: proprio per questo dovrebbe essere un individualista. Attenzione al conformismo dell’anticonformismo: non si può squalificare chi non si conosce. A Giuseppe Conte, al professore che conosce i giovani, che immagino li saprà capire non solo quando vanno a sostenere il temutissimo esame di Diritto Privato, do un consiglio con le parole di Erich Fromm, da L’arte di amare (1933): “L’unione ottenuta mediante il conformismo non è intensa né profonda; è superficiale e, poiché è il risultato della routine, è insufficiente a placare l’ansia della solitudine”.

Alessandro Moscè

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