LE ALI DELLA LIBERTA’

Il terremoto che ha scosso le Marche per la seconda volta in due mesi e che ha distrutto alcuni tra i borghi più belli d’Italia, lascia l’amaro in bocca e danni incalcolabili. Lascia il dramma e la frustrazione. Ogni volta in cui una forza imprevedibile e incontrollabile si abbatte come una scure sull’uomo, non sappiamo reagire con raziocinio, perché ci sentiamo inferiori ad una legge che non dipende dal nostro essere sbagliati, ma che è scritta in un codice segreto, inaccessibile. Per stemperare la tensione di questi giorni, specie dalle mie parti e specie guardando le immagini crude di come è ridotta Camerino, città universitaria, mi viene in mente ciò che le scosse telluriche hanno prodotto in controtendenza. La fuga di tutti era per la paura, ovviamente. Fuga dalle abitazioni, dai locali pubblici, dai posti di lavoro. Ma c’è stata anche una fuga per la libertà. Mentre si scappava dal panico, c’è chi scappava dalla costrizione. Erano i tre detenuti di Rebibbia, che approfittando della concitazione per l’arrivo dei carcerati di Camerino, trasferiti per l’inagibilità dello stabile, se ne sono andati beffando secondini e guardie. La loro, in un certo senso, è stata una fuga per la vittoria. Si sono calati dall’alto con le lenzuola legate alle scope. I detenuti, uomini di nazionalità albanese, sono ricercati in tutta Italia e ora, dopo tre giorni dal fatto, anche all’estero. Si dice che il miglior modo di affrontare una prigionia sia di saper aspettare con pazienza. Sembra che i tre abbiano aggirato i controlli mettendo dei fantocci nei letti e coprendo con indumenti appesi il varco creato segando le sbarre della finestra: un vero colpo da maestri, meditato a lungo. Il terremoto, in questo caso, li ha aiutati. Come in un film, ce l’hanno fatta. Sono delinquenti, è vero. Andrebbero restituiti al carcere, è vero. Non doveva succedere, è altrettanto vero. Ma diciamo la verità: quanti di noi, assistendo ad una scena cinematografica stanno dalla parte del fuggitivo? Credo tutti. Si spera sempre che l’evasione riesca. Perché ci piace l’avventura e il sovvertimento di regole imposte, non perché siamo moralmente corrotti. Ricordate il celebre film Fuga da Alcatraz con Clean Eastwood? La fuga venne completata con una rudimentale zattera attraverso le gelide acque della Baia di San Francisco per arrivare sulle Angels Island. Il film, così come la realtà, lascia insoluto l’interrogativo se i tre arrivarono mai a destinazione. Sarebbe stata l’unica evasione riuscita della storia di Alcatraz, che era considerata una galera invulnerabile e che venne chiusa definitivamente un anno dopo. In fondo, nelle ore del terremoto, la notizia di cronaca ci ha attutito il malessere, ci ha distratto. La paura ci tiene prigionieri, ma le ali della libertà ci restituiscono sempre qualcosa che scuote quanto un terremoto. Potremmo aprire un capitolo sulle condizioni disastrose delle patrie galere, come faceva il compianto Marco Pannella e come sembrerebbe aver incominciato a fare anche il premier Matteo Renzi. Fëdor Dostoevskij diceva che “il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni”. L’Italia rimane il Belpaese di sempre, irrisolto e senza morale che di fronte al male comune sa ritrovarsi nel segno della solidarietà. Il terremoto ce lo ha dimostrato, mentre i tre evasi chissà dove saranno.

Alessandro Moscè

carcere

Tags from the story
, , , ,