IL PATRIMONIO CULTURALE DELLA CHIESA

Ci chiediamo quale sia il grande patrimonio della chiesa, così impermeabile e cruciale, nonostante tutto. Lo facciamo il giorno dopo che è stata resa nota da Papa Francesco l’abolizione del segreto pontificio per gli abusi sessuali sui minori, gesto che rappresenta una svolta epocale, una vera rivoluzione. Bergoglio ha deciso una nuova istruzione sulla riservatezza delle cause. Le norme stabiliscono che non può essere imposto alcun vincolo di silenzio a chi effettua la segnalazione di un caso, nonché alla persona che afferma di essere stata offesa. Si parla spesso di crisi vocazionali, di abitazioni lussuose dove vivono gli alti prelati, di condotte fosche della gerarchia ecclesiastica, di acquisti faraonici con il contributo dello Ior ecc. Ma il Vaticano dietro il colonnato di San Pietro che accoglie pellegrini e devoti, come ogni parrocchia di provincia, resta un baluardo che resiste ai secoli, ai cambiamenti, agli scismi. Quindi, qual è il suo diamante? Di certo la fede, che ognuno può vivere anche in modo personale, imperfetto, a strappi. La consapevolezza ancestrale del destino di finitudine umana ci appartiene da sempre. Il grande capitale che viene conservato come un’anima viva, è la parola di Dio nella tradizione culturale, contenuta nella Bibbia, nel Vangelo, nella testimonianza odierna di Cristo. La credibilità della chiesa nasce da lontano, dagli scritti teologici, da una sterminata documentazione storiografica, dalla pittura, dalla scultura. La Chiesa è una comunità, un luogo che mette in rapporto l’individuo con il significato ultimo, il mistero. Cristo è il mezzo tra l’infinito e l’uomo storico, come l’arte sacra e la bellezza dimostrano. Don Andrea Gallo disse: “Arriva il momento in cui spezzo il pane con i miei randagi di strada. È il momento più bello, che mi fa capire quanto la Chiesa sia davvero santa nei suoi testimoni sconosciuti e nascosti agli occhi del mondo”. Un principio che nasce ogni volta, che non smette di essere valido, che non conosce scadenze, che nella sua forza supera l’accidentalità. La Chiesa non cade, non crolla e porta su di sé la buona novella, la salvezza. Finiscono i partiti, i governi, le dittature e le democrazie, ma non si esaurisce la continuità di Dio nei millenni, l’ispirazione di un principio escatologico, di messaggi non a portata di mano, non verificabili scientificamente. Tutto il resto, nella Chiesa, fa parte della vita comune, compreso il potere temporale. La sua resistenza è nella ri-creazione, dove Gesù Cristo in una pala d’altare di Annibale Carracci e la Madonna in un’opera minuziosa di Giovanni Battista Salvi, esprimono il fascino della divinazione, della morte, della resurrezione, della dormizione. Se guardo il Cristo morto di Andrea Mantegna scorgo un lamento, un’iconografia tra la Madonna, San Giovanni e la Maddalena (i tre dolenti). Sento lo sconvolgimento dell’espressione, un segno di gloria e di sofferenza, uno spirito che non fa parte di uno spazio conchiuso, ma che nella figura distesa si eleva in un orizzonte verticale, quasi contraddicendo la morte e la stessa pietà. Percepisco un pathos senza età, senza anni, un tempo incalcolabile. La Chiesa è un canone che nessuno potrà mai ribaltare. E’ custodito nella simbologia di parole/immagini inviolabili, che vanno dalla perfezione estetica all’incanto di una speranza.

Alessandro Moscè

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