EDONISMO, SPIRITUALITA’, MERITO…

Edonismo, narcisismo, autoreferenzialità, presunzione. L’epoca del presente assoluto, del quale spesso ci siamo occupati, torna prepotentemente sulle pagine del “Corriere della Sera” martedì 15 ottobre ed oggi, con un’editoriale di Antonio Scurati, vincitore dell’ultimo Premio Strega, e con le parole di Papa Bergoglio, il quale annuncia l’uscita, il 24 ottobre, del suo ultimo libro: Nostra Madre Terra (Libreria Editrice Vaticana). Lo scrittore e il pontefice non hanno posizioni distanti, tutt’altro. Accusano con determinazione la società odierna priva di spiritualità, di realtà immateriale, di vita sensibile. Scurati pensa che la nostra esistenza senza futuro e senza nascite abbia a che fare con la generazione X (quella dei nati nei anni Sessanta e Settanta) definita tecnologica, invisibile e sfiduciata. Ma anche spinta dalla “fanfara fasulla” della fine della storia, schiacciata dalla piccola cronaca, da un individualismo disperato. Come mosche imprigionate, questa generazione è ferma sulle gambe e non sa immaginare un domani. Non ha ideali, traguardi, obiettivi. Eppure al centro c’è l’io, indomito. Antonio Scurati accenna all’importanza dell’istruzione e dell’ecologia, materie lapidate dai nuovi orientamenti nichilisti. Papa Bergoglio si sofferma sulla crisi ecologica, parte fondamentale della crisi globale. Allude ad una rinascita, usando, del tutto casualmente, gli stessi vocaboli di Scurati (torma spesso il nocciolo della spiritualità). Scrive il Papa: “La cultura dominante, quella che respiriamo attraverso le letture, gli incontri, lo svago, nei media, è fondata sul possesso di cose, di successo, di visibilità, di potere”. Bergoglio richiama una ristrutturazione non solo in abbinamento alla tecnologia, ma inclusiva del “sacramento di comunione” che prevede il calmierare l’inquinamento dell’ambiente e il diminuire lo sfruttamento delle risorse naturali. Dov’è finita la famiglia umana? Il presente assoluto pretende una risposta immediata, il prendere per sé, il trascurare la dimensione pubblica. La vanità superficiale e lo scopo utilitaristico sono la conseguenza di uno sfrenato bisogno di autoaffermazione. Siamo malati di eventi di piazza, di microfoni, di discussioni sterili sui social, di post verità. Lo abbiamo già scritto: repetita iuvant. Siamo tutti connessi, ma davvero comunichiamo? O interagiamo senza anima, senza capire e senza, soprattutto, ascoltare? Messaggi, e-mail, blog, post, tweet, feedback. I nuovi mezzi di comunicazione non consentono di aprirsi verso l’altro, diminuiscono l’uso del linguaggio e quindi della comprensione. La connessione è sempre aperta, ma ciò che conta è lo strumento tecnico, il computer, lo smartphone, il tablet. Il fine è il possesso dell’oggetto, non ciò che diciamo. Siamo arroganti e non riconosciamo alcun valore soggettivo. “Dal merito si esige modestia, ma coloro che con immodestia sminuiscono il merito vengono ascoltati con piacere”, sosteneva Johann Wolfgang Goethe in Massime e riflessioni (1833). Sminuire è un vizio che si impone con grande facilità.

Alessandro Moscè

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