L’ORIENT EXPRESS E IL TEST DI MEDICINA

Leggiamo delle proteste di ieri in occasione delle prove di accesso alla facoltà di Medicina, perché il test si fonda su meccanismi selettivi alquanto discutibili. Le domande di cultura generale o attinenti al ragionamento logico, più che i quesiti su elementi basilari di chimica e biologia, fisica e matematica, porteranno al magro risultato di un solo ingresso su sei per i pretendenti alla facoltà, mentre si prevede che in Italia, tra dieci anni, mancheranno ben 45.000 medici. Filippo Tommaso Marinetti, il Futurismo, Agatha Christie, oggetto dei quesiti, saranno determinanti per la formazione di un medico, più degli esami specifici nel corso di studi. Perché se non si sapeva chi ha scritto il famoso giallo ambientato negli scompartimenti di un treno dove viaggiava Hercule Poirot, il detective  inventato dalla penna della Christie, si rischiava il brusco tagliafuori. Non è solo il percorso di sei anni a determinare la delicata professione di domani, ma una crocetta messa sul posto giusto o sbagliato. La crocetta della discordia, che non rende giustizia agli aspiranti medici. Non si capisce perché l’esame preliminare sia congegnato tanto assurdamente. La guida all’ammissione è così pretenziosa da essere inaccettabile. C’è chi avanza dei sospetti. Il numero chiuso serve per tagliare sulla sanità e peggio ancora sulla filiera formativa delle nostre università? Si può parlare di eccellenza di fronte ad un test dove la stessa risposta sbagliata vale più della non risposta? Diceva Aristotele: “È possibile fallire in tanti modi, mentre riuscire è possibile in un modo soltanto”. Abbiamo la certezza che il test d’ingresso non sia il modo migliore per superare la soglia, ma il peggiore. Un test esclude la passione, il confronto, il temperamento, l’inclinazione caratteriale della persona. Se il futuro si costruisce giorno dopo giorno, in questo caso si castra in poche ore. Sentiamo parlare spesso di nuovo umanesimo. Se ne stanno occupando politici, filosofi, teologici, letterati. Non c’è dubbio che la costruzione di un mondo che superi il suo cinismo alienante, non possa prescindere da una considerazione soggettiva dell’uomo, non solo dal suo ruolo nella società post-ideologica e del dopo capitalismo. Si presuppone educazione e sussidiarietà, creatività. Un questionario rappresenta un elenco di parole svuotate, di significati alterabili, senza anima. Per chi lo compone è la negazione di ciò che recentemente sottolineava lo stesso Papa Bergoglio: ogni soggetto è un essere speciale. Qui lo studente viene ridotto a numero, a casella. Herman Melville e la storia della caccia alla balena, può suggerirci l’arma dell’ironia come contrappeso all’errore della formula adottata. Da Moby Dick (1932): “Ci sono certe bizzarre circostanze in questa strana e caotica faccenda che chiamiamo vita, che un uomo prende l’intero universo per un’enorme burla in atto, sebbene non riesca a vederne troppo chiaramente l’arguzia, e sospetti anzichenò che la burla non sia alle spalle di altri che le sue”. Tra il Futurismo, l’avanguardia prospettica e un assassinio eccellente nel poco incantevole viaggio tra Istambul e Parigi, la medicina abbassa mestamente la testa. Di cosa siamo malati, se non di inadeguatezza?

Alessandro Moscè

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