BIPOLARI, NON BIPOLARISTI

Che Italia attraversiamo da nord a sud, senza più punti di partenza e di arrivo? I fatti smentiscono idee, previsioni e supposizioni. Un’Italia ogni volta diversa, più povera e più inquieta che mail. L’Italia della disoccupazione e dei giovani che emigrano all’estero e che raccolgono successo specie in campo scientifico, mentre da noi sono sempre di meno le sedi della ricerca: competenza e professionalità non hanno mai un valore stimabile. Di recente un editore di spessore mi diceva di aver consigliato alla figlia di rimanere a lavorare negli Stati Uniti perché il nostro Paese non ha più alcun futuro. E’ un’Italia liquida anche nel voto, che come l’acqua nelle perdite, si insinua in ogni angolo, ma si accumula specie nel punto preciso della fuoriuscita. E’ un’Italia salviniana, razzista, dall’onda nera, come ha scritto un quotidiano ieri mattina? E’ un’Italia della quale vergognarsi, stando alle dichiarazione di lettori liberi di esprimere il proprio dissenso attraverso il web, che colpisce l’avversario con improperi, sia esso Salvini o Di Maio? (truce, bruto, gnomo, celebroleso ecc.). E’ un’Italia bipolare, più che propensa al bipolarismo completamente eliminato (cioè il vecchio schema centro-destra e centro-sinistra), che rovescia le sorti dell’esito elettorale precedente, pur dimostrando una sostanziale disobbedienza, un atteggiamento intemperante. E’ un’Italia dove si parla di difensori della razza e della patria come fossimo in una fase storica che prelude al ventennio mussoliniano. Un’Italia dove c’è anche chi chiede un esame di abilitazione per esprimere il voto. Ho l’impressione che la denigrazione produca, involontariamente, promozione. L’insulto rende il ricevente una vittima predestinata. Non c’è nulla che la maldicenza e la mistificazione non possano peggiorare. Con il veleno si resuscita un uomo, un candidato, un partito. Ma dove stiamo andando, realmente? Verso l’emarginazione europea, la povertà radicale, l’accidia collettiva? Verso uno scontro di piazza e una guerriglia urbana? Come distribuire il reddito, come occuparsi di sviluppo per quietare gli animi? “Per dare un lavoro ai disoccupati basterebbe ridurre di poco l’orario di lavoro degli occupati”, dice il sociologo Domenico De Masi. “Ma questo non avverrà, per cui l’unica cosa che i disoccupati possono fare è scompaginare la situazione, offrendo gratuitamente la propria opera finché non ci sarà una redistribuzione dei carichi di lavoro”. Bipolari e non bipolaristi, dicevamo. Storditi, confusi. Una volta da una parte, un’altra volta in direzione opposta al senso di marcia. Nei seggi elettorali come una pallina che schizza nel flipper, in una complessa macchina piena di relè, contatti, elettromagneti, molle e lampadine. L’economia non decolla, le aziende chiudono e gli italiani si sentono screditati. “Ciascuno chiama idee chiare quelle che hanno lo stesso grado di confusione delle sue”, sosteneva Marcel Proust. Alla ricerca della responsabilità perduta.

Alessandro Moscè

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