I NONLUOGHI DI ROMA

Non esiste una sola Roma, ma abbiamo tante città per quanti sono i quartieri, alcuni dei quali sembrano paesi, specie nella zona di Roma nord (penso a Vigna Clara, ancora decorosa nonostante i dossi provocati dalle radici delle piante). Non è immaginabile la versione edulcorata della capitale del sogno felliniano, come la Roma surrealista raffigurata da Paolo Sorrentino nel suo celebre film. Oggi sul magazine del “Corriere della Sera” vengono rimarcati i vizi e le storture della cattiva manutenzione romana: alberi che cadono, autobus che prendono fuoco, voragini in mezzo alla strada, parchi lasciati all’incuria, fogne otturate, sacchi dell’immondizia e sporcizia dappertutto. La grande bellezza è stata declassata a grande incompiuta: Roma è malata come molte altre metropoli italiane. I centri storici si svuotano velocemente e il degrado aumenta quando diminuiscono i cittadini non di passaggio. Un primo dato è questo: tanto più non si vive da residenti in un luogo, tanto più questo luogo tende a scadere. Si ha l’impressione che la teoria dei nonluoghi di Marc Augé sia estendibile anche al fulcro di Roma, attraversata da continui svincoli per l’accelerazione di chi compie solo operazioni quotidiane. Roma è un grande centro commerciale anche a due passi dal Colosseo e dai Fori Imperiali, dove le differenze culturali sono massificate da persone che non entrano mai in contatto e che si spostano tra le 55mila buche della capitale, dieci per ogni chilometro della rete stradale sotto la quale si aprono vuoti paragonabili a crateri vulcanici. Ogni soggetto ha una sua usanza, un suo modo di vivere qualche ora a Roma, provvisoriamente, pronto per spostarsi da un’altra parte. Roma è in difficoltà perché nell’epoca odierna si accentua la solitudine, la depressione dell’individuo, spesso disoccupato e senza punti di riferimento. Nessuno conosce più nessuno nei palazzoni dove gli inquilini si alternano ad un ritmo vertiginoso, quasi fossero rifugiati. Desirée Mariottini aveva 16 anni: nella notte tra giovedì 18 ottobre e venerdì 19, il corpo senza vita della giovane è stato ritrovato in uno stabile abbandonato nel quartiere di San Lorenzo, a pochi passi dalla stazione Termini. Quel seminterrato era un nonluogo dove chiunque arrivava, stazionava e se ne andava dopo aver venduto o acquistato droga. A San Lorenzo centinaia di ragazzi invadono le piazze, gli androni, gli scalini, gli ingressi delle scuole e i locali gestiti dai bengalesi. L’ingresso dell’asilo Lucignolo è pieno di uomini e donne sdraiati a terra con le bottiglie di birra consumate durante la notte. In proposito Emil Cioran, nel 1960, in Storia e utopia, aveva previsto questo specifico deterioramento: “Qualunque sia la grande città dove il caso mi porta, mi meraviglio che non vi si scatenino tutti i giorni sommosse, massacri, una carneficina inaudita, un disordine da fine del mondo. Come possono coesistere tanti uomini in uno spazio così ridotto, senza distruggersi, senza odiarsi mortalmente?”. La Roma delittuosa di questi giorni ci fa pensare che non è ammessa un’assoluzione, né un’aspirazione, né un ideale. La miseria del mondo costeggia i monumenti innalzati dalla grandiosità dell’uomo in quell’urtante, violento “disordine da fine del mondo” citato dal saggista rumeno. Il grigiore è ormai il colore di un inverno senza più primavera.

Alessandro Moscè

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