DOVE NESSUNO MAI

Ci sono luoghi nascosti, mai nominati, dimenticati e in via d’estinzione. Elcito, per esempio, nelle Marche, che a vederlo non crederesti possa esistere nella sua landa polverosa e giallastra che lo circonda. Lo chiamano il “paese del vento” o il “paese del silenzio” e sorge alle pendici del Monte San Vicino, sotto l’impervio Appennino, nel maceratese. E’ una frazione che di notte, nel buio, si immagina raggiunta dalla leggenda di streghe ed elfi, da un’apertura dell’antro di Sibille aleggianti tra giovinezza e vecchiaia, specie il giorno di San Lorenzo in cui cadono le stelle, ad agosto. A vederlo da lontano, questo borgo di costa e rupi, sembra una piccola Matera, una contrada lucana. Il tempo si è fermato a Eclito, nel paesaggio verdeggiante, aspro, pieno di speroni se raggiunto da est. In giro non si vedono né  contadini, né pastori. Qualcuno ha paragonato Elcito ad un ambiente ameno o tibetano, dove le case sono innalzate nella pietra. Elcito, da leccio, la pianta che protegge questo posto dove non è mai stato aperto un negozio. Nel Settecento e nell’Ottocento era lo stesso di adesso, ma a guardarlo, senza neanche un lampione, una parabola, una pala eolica, potrebbe sembrare intatto dall’epoca medievale. Un luogo silvestre dove la discesa ripida dal monte si ferma nella fitta boscaglia, fino a riprendere quota in ciò che resta dell’antico castello. Solo una piazzetta costruita recentemente e utilizzata dai parcheggiatori, è lo squarcio prodotto dalla modernità. Nei percorsi vallivi benedettini, templi all’aperto di fede nel viaggio tra le abbazie, tutto appare frastagliato, finché si arriva nel luogo dell’innominato che conserva pietre sconnesse, consunte, colori tenui o accesi in un orizzonte mattiniero fasciato di foschia e in un tramonto dal cielo cobalto, altissimo (dove le stelle sono più vicine, dicono gli storici marchigiani). Gli abitanti sono appena sette, tutti anziani. Qui potrebbe essere ambientato un film sul Cristianesimo, sulla crocifissione, sull’Annunciazione a Maria, sulla vita dei santi. Elcito sarebbe piaciuto a Pier Paolo Pasolini, a Carlo Levi, a Guido Piovene. Qui potrebbe ancora camminare il Nazzareno a piedi scalzi e con indosso un tallith con le nappe. Gli apostoli con i sandali avrebbero delle tuniche leggere. A tavola mangerebbero la pasta con acqua e farina, nient’altro. Oggi, nel millennio dei non-luoghi di transito e di trasporto, il decadimento produce stupore e fascino: dove nessuno mai metterebbe piede, la storia ha elevato i suoi oracoli. Elbert Hubbard, in Mille e uno epigrammi (1911) scriveva: “Chi non comprende il tuo silenzio probabilmente non capirà nemmeno le tue parole”. A Elcito si celebra lo sguardo e non c‘è bisogno di una guida turistica.

Alessandro Moscè

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