ALESSANDRO MOSCE’ NELL’ANTOLOGIA FRANCESE “DIX POÈTES ITALIENS CONTEMPORAINES”

Dix poètes italiens contemporaines

Traduction – Bernard Duval
Préface – Alessandro Agostinelli
Le Bousquet-La Barthe Editions (2018)

PREFAZIONE
Qui si presenta un’antologia di poeti contemporanei che trattano in larga maggioranza temi legati a fatti interiori o a percezioni che comunque, kantianamente, si manifestano in quanto espressione della soggettività di chi guarda. Sono allora autori che non coincidono pienamente con l’oggi, perché chi è contemporaneo combaciando perfettamente al suo tempo non riesce davvero a vedere la sua epoca, come spiega Giorgio Agamben. Infatti, solo chi opera la visione del presente attraverso una sfasatura, attraverso il rapporto dell’attuale con la storia concreta e letteraria dl proprio Paese, e attraverso il dialogo con se stesso per mezzo della rapidità calviniana può realmente dirsi contemporaneo. Ogni antologia è una partizione, una scelta umida e necessaria (umida perché piange chi ne resta fuori e perché suda, della responsabilità maggiormente acquisita, chi ne fa parte). In questo caso siamo senz’altro di fronte a una presentazione di autori che possono assolutamente offrire la mappa di una generazione di poeti. Ma questi autori scelti non sono la rappresentazione di un periodo letterario, poiché essi non rappresentano che loro stessi, con le incredibili capacità linguistiche che ciascuno di loro offre al lettore francese, nella piana e traduzione di Bernard Vanel.
Sono autori nati nel secondo dopoguerra, tra gli anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta del Novecento e più che una scuola compongono un mercato, una fiera di proposte individuali di grande efficacia evocativa. Questo perché gli ultimi tre decenni italiani si sono contraddistinti per un accentuato individualismo e anche la poesia non è esente da questa condizione. Non dico che ciascun autore di questa antologia sia “abbrancato al suo legnetto nel gran mare del rumore e della precarietà”, come ebbero a scrivere dei poeti dell’inizio dei Ventunesimo secolo Febbraro e Manacorda, ma le loro imbarcazioni se ne sono andate fiere per la loro strada, tenendo soprattutto conto delle proprie esperienze emotive e della propria formazione intellettuale.
Ecco che quindi, come un rabdomante in cerca di una sorgente o come un presocratico in cerca di un principio che a sintesi possa condurmi, cercherò qui sotto di individuare un tema per ciascuno dei poeti. C’è la classica voce di Piersanti che si staglia con la sua liricità nella costruzione di elegie che misurano il tempo; la poesia perfetta del neo-ermetismo di Pusterla; la densità carnosa e la profondità umana di Anedda; l’esemplare attuale con forza e coscienza di Buffoni; l’empatica assonanza alle scansioni devianti del mondo nella liricità di De Angelis; le cartoline della memoria anche giovanili di Moscè; le mappe del paesaggio e dell’interiorità costruite con plastica emozione linguistica di Broggiato; le precise cronache in versi di Paoli; la malinconica memorialistica di Scarabicchi; l’armonica sintonia tra l’io, il tempo, la natura nel denso sapore lirico di Villalta.

Alessandro Agostinelli