IMBONITORI E ONNIPOTENTI

La campagna elettorale in vista del voto del 4 marzo, apre scenari che trasferiscono le pulsioni umane nella politica, a detta dello psicoanalista Massimo Recalcati. Non le pulsioni dell’elettore, ma quelle del politico stesso. Così Berlusconi e Di Maio appaiono imbonitori e onnipotenti. Parlano alla pancia degli italiani perché il loro atteggiamento è viscerale. Non pacato, ma frenetico, privo di ragione. “L’uomo sarebbe onnipotente se potesse esser disperato tutta la sua vita, o almeno per lungo tempo. Cioè se la disperazione fosse uno stato che potesse durare”, scriveva Giacomo Leopardi nello Zibaldone (1817/32). La riflessione ci fa capire che nel disagio ci si esprime con più determinazione. Ma è come aprire il libro dei sogni, o meglio dell’impossibile, che detta il copione di una propaganda fasulla. Le parole sono ripetitive, ossessivamente aggettivanti, insane quanto prive di contenuti. In questa campagna elettorale l’ornamento supera l’arredo, al punto tale che siamo tornati indietro nel tempo, a categorie distintive che sembravano superate. Norberto Bobbio azzerava i confini tra la destra e la sinistra alla fine del secolo scorso. Ora, nel 2018, siamo alla separazione dottrinale tra fascismo e anti-fascismo. Si parla di Mussolini, della sua eredità, delle leggi razziali ecc. La povertà dei temi si allinea con l’ennesima rivisitazione storica che attinge appunto al passato e guarda poco al futuro. Imbonitori e onnipotenti sanno che l’Italia non ha una legge elettorale che consenta di governare con sicurezza, cioè con i numeri alla mano. Più sale l’angoscia della gente, più la politica partitica inventa la realtà. Ecco che l’onnipotente punta a farsi credibile alzando la posta in palio. Tommaso d’Aquino riconobbe le difficoltà nella comprensione del potere divino. Affermò che tutti ammettono che Dio sia onnipotente. La difficoltà sta nello spiegare in cosa consista precisamente questa onnipotenza. I politici che si mettono il vestito divino finiranno per non essere più presentabili nelle loro esaltazioni celebrative e irrelate. Il profilo basso del premier Paolo Gentiloni, mai sopra le righe, è il più rassicurante, stando ai sondaggi. Per questo, nell’indice di gradimento della popolazione, è saldamente in testa alla graduatoria delle preferenze. Non eccede, non deborda, non promette. L’arte è una forma di esagerazione, diceva Oscar Wilde. La politica presta il fianco ad un’interpretazione romanzesca e viceversa: siamo nell’epoca della fiction, sempre più verosimile.

Alessandro Moscè

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