E RESTERA’ SOLO L’AMORE

Il Papa, come al solito determinato e radicale, nell’Angelus del 26 ottobre, ad un certo punto ha detto: “Resterà solo l’amore”. Un’esternazione che non lascia pensare ad una predica, che contiene un fascino folgorante. Cosa resta di una vita, una come tante, come le altre? La fede? La bontà? L’altruismo? No, l’amore. Bergoglio non specifica che tipo di amore: potrebbe essere l’amore genitoriale come per una donna con la quale non ci si è sfiorati neppure la mano. Un amore fisico, platonico, irrealizzato. Un amore cristiano o aconfessionale. E’ il sentimento dei sentimenti che esorta il pontefice a farsi sentire dalla sua finestra domenicale. Ce lo chiediamo tutti, prima o poi: come si fa ad amare realmente? In questi giorni è uscito un libro postumo, il diario di malattia di un eccellente editor, Severino Cesari, al quale si deve, con Paolo Repetti, l’invenzione della collana Einaudi Stile Libero. Rizzoli ha pubblicato Con molta cura, proprio mentre Cesari se ne andava per sempre una volta consegnate le bozze corrette. Un passo del libro, nella sua semplicità, è davvero struggente, quasi fosse il passo di un Vangelo laico scritto di getto: “Abbiate a cuore chi vi vuol bene. Il resto nasce tutto lì. Il resto vi verrà in mente, verrà in mente a ognuno. Aspettatevi da voi stessi le più belle sorprese”. E’ uno stupore infantile che si eleva da queste pagine. Come a testimoniare che resterà solo l’amore che avete dato e ricevuto. Per ogni giorno che la vita gli ha conservato, Severino Cesari curava una devastante neoplasia al colon, metastasi al fegato e una scia di ischemie. Il diario narrato non è drammatico, patetico, non sfiora la morte, ma la evita “con molta cura”. E’ un inno alla resistenza perché il male possa cronicizzarsi, dato che il paziente non guarirà. La compagna, gli amici, i conoscenti, gli ammalati, i lettori, un “pino parlante” sono stretti in una cerchia d’amore per l’uomo che non vuole assolutamente cedere e che “ama” la luna, l’alba, l’aria fresca, la penna, il foglio. Resterà una scala di luce, un abbraccio e un bacio spontanei, un gesto tenero, un fotogramma commovente. Albert Einstein scriveva in una lettera che l’amore porta molta felicità, più di quanto struggersi per qualcuno porti dolore. “Forse i poeti hanno ragione, l’amore è l’unica risposta”, dice Woody Allen in un film. Il Papa lo ha confermato con la severità di parole asciutte. “Non basta giustificarsi dicendo che non si è mai fatto del male. Perché si fa del male anche con il silenzio, si uccide anche con lo stare alla finestra. Non impegnarsi restando a guardare è già farsi complici del male, della corruzione, delle mafie. E’ la globalizzazione dell’indifferenza”.

Alessandro Moscè

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