L’AMORE NON HA REGOLE

Ci sono dei libri che rimangono per vari motivi e che sono considerati dei capolavori, che nel tempo diventano dei classici. Da ottobre escono settimanalmente per “Il Corriere della Sera” i romanzi più conosciuti di Dino Buzzati, che lavorò a lungo al quotidiano. Un amore è una narrazione sconvolgente, se considerato quando uscì: era il 1963 e lo diede alle stampe Mondadori, prima della contestazione, della nascita delle comuni, della rivoluzione dei costumi sessuali ecc. Lo scrittore presagì che Un amore avrebbe avuto una “lunghissima strada”. E’ incentrato sulla relazione tra un uomo della piccola borghesia e una prostituta descritta in modo erotico, così come il comportamento del protagonista è tutto rivolto in chiave sensuale. Ci sono similitudini con un altro libro assimilabile a questo di Buzzati (seppure in senso inverso, perché la “ribellione” viene vista dalla parte della donna): La donna del mare di Henrik Ibsen (1888). Con Buzzati si esce da ogni pianificazione, da ogni opportunismo, da ogni regola sociale per andare incontro alla “creatura impossibile”, cioè ad un corpo senza anima. “E lui è lì, teso, a scrutarla, a decifrarla. E lui è intelligente, lui è di una sensibilità addirittura morbosa nel percepire le più sottili sfumature. Una ragazzetta come Laide, così lontana da ogni complicazione psicologica?”. Dino Buzzati, come scrive Barbara Stefanelli nella prefazione, si immedesima nel suo personaggio, anzi nella scoperta di quell’amore, probabilmente compiendo un atto di autoterapia sentimentale. Ma quando Antonio Dorigo, architetto, si ferma e fa sfumare l’amore per quella splendida creatura nuda e supina, morbida? Quando lei gli chiede, sostanzialmente, di rientrare nella normalità, dunque di avere un figlio, di istituzionalizzare il rapporto. Il sentimento, allora, diventa senza suono creando un’apnea. Buzzati, rivolgendosi all’amico di sempre, scrive in una lettera: “Avessi almeno l’amore come tutte le teste di cazzo che si vedono in giro”. Quell’amore arriverà, una ragazza molto più giovane, esattamente dopo la morte della madre, e sarà un amore felice (con Almerina Antoniazzi, sposata nel dicembre del 1966). Ma torniamo al romanzo. Cosa spinge l’architetto verso l’avvenente prostituta? La giovinezza? La trasgressione? No, semplicemente una spietata e disarmante verità umana. Buzzati fa dire al suo Antonio Dorigo travolgendolo perfino nella punteggiatura: “Adesso pensa e ripensa a quanto è falso il mondo che fa finta che non esistano i desideri carnali e non se ne parla mentre in realtà ciascun uomo basta che sia sincero se incontra una ragazza anche per la strada una ragazza sconosciuta immediatamente pensa una sola cosa: è desiderabile? Mi piacerebbe andarci a letto? Subito pensa a come sarà sotto i vestiti se le tette stanno su da sole se la vita è stretta”. Buzzati ci racconta l’intimità, la quiete del non detto, la paura del dire, dell’osare, quando l’amore è un cavallo di giostra che gira in modo pazzo e non si può tenere a bada con le proprie redini. In realtà gira come noi vorremmo, ma se fossimo liberi da ogni usanza, da quel patto sociale che non è mai un’intesa, ma una condizione sofferta come l’amore, che è sempre fallibile. L’amore è magia e mistero, angoscia e morte. Altrimenti, oseremo dire, che è matrimonio. O è un altro amore, quello che non finisce nelle pagine dei romanzieri come Dino Buzzati al quale “Il Corriere della Sera” non ha dimenticato di intitolargli una sala presso la sede milanese e l’italia alcune vie. Tutti i suoi romanzi gli sono sopravvissuti, specie Il deserto dei Tartari (edito per la prima volta nel 1945).

Alessandro Moscè

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