IL MERCATO DEI CONCORSI UNIVERSITARI

E’ solo l’ultimo degli scandali in un’Italia dissipata, quello dell’università e dei concorsi truccati con spartizioni di cattedre avvenute senza merito. Nepotismo e spintarelle hanno escluso un pretendente, che invece di farsi da parte ha denunciato l’accaduto conducendo all’arresto di sette professori di diritto tributario, a 59 iscrizioni nel registro degli indagati e all’interdizione dall’insegnamento, per un anno, di 22 docenti. Le università sono il regno della mediocrazia, è stato detto. E’ troppo poco, in verità. Sono il regno della corruzione, della mancata ricerca, della chiusura. Spesso il mondo accademico non collabora con l’esterno e tra mondo dell’istruzione e mondo del lavoro si alza un muro invalicabile. Tra l’altro, in Italia, la ricerca è poco finanziata, per cui i nostri cervelli sono costretti ad emigrare all’estero. Il sistema politico, quello della pubblica istruzione, della sanità ecc. è malato. Lo sapevamo, come del sistema del mercato dei concorsi che vale per le stesse pubbliche amministrazioni. Leggo che Chris Hedges ammonisce: “Le università rifiutano di mettere in discussione un sistema che ha nella sua conservazione la sua ragion d’essere”. I cervelli, dunque, non corrispondono ai bisogni delle imprese, ma non corrispondono, soprattutto, ad un principio di onestà. Sfoglio alcuni quotidiani e capisco che il coperchio è stato veramente rovesciato. Fondi sperperati, giovani sfruttati, correnti di potere. Scrive un giovane che ha ottenuto un dottorato: “Tutti i concorsi a cui ho partecipato erano già decisi in partenza. Sia quando ho vinto, sia quando ho perso. Vinci solo se il tuo garante siede in commissione. Il concorso è una farsa”. Nel 2016 Michele Cantone, capo dell’Autorità Anti Corruzione, ha incominciato ad indagare su numerose segnalazioni che dimostravano come le università fossero una grande famiglia. Tra i grandi Paesi occidentali, ricordiamo che l’Italia è quello che destina meno risorse allo sviluppo e alla ricerca (l’1,27% del Pil contro l’1,98% dell’Ue, il 2,83% della Germania e l’1,98% della Francia), ma siamo anche quello che ha il numero di laureati più basso d’Europa (il 17% della popolazione contro il 42% del Regno Unito, il 32% della Francia, il 27% della Germania)  e che negli ultimi cinque anni ha prodotto 5.000 dottori di ricerca in meno. Leggo ancora che secondo alcuni esperti le società corrotte inducono a mentire. Dietro la facciata di rispettabilità infrangere le regole diventa pertanto un’abitudine. Uno studio dell’università di Chicago ha evidenziato che l’università italiana è piena fino all’orlo di corruzione. La ricerca ha inizialmente analizzato la distribuzione dei nomi nelle varie aree accademiche in virtù dei differenti ruoli istituzionali raccogliendo incredibili anomalie. Facciamo ancora riferimento ad uno scrittore. Italo Calvino su “Repubblica”, nel 1980, pubblicava un articolo dal titolo “Apologia sull’onestà nel paese dei corrotti”: “C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, né che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti più o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perché quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si è più capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente, cioè chiedendoli a chi li aveva, in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio di favori in genere già aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo d’una sua armonia”. A volte le premonizioni esistono. Calvino, in sostanza, aveva previsto lo scoppio di Tangentopoli vent’anni prima.

Alessandro Moscè