IGOR, L’EROE DEL MALE

La Pianura Padana ha nascosto tra greti e canneti, fiumi, corsi d’acqua e rigagnoli, cascinali e casolari persi tra la nebbia, numerosi partigiani e repubblichini, nazisti e disertori del secondo conflitto mondiale. Nell’immaginazione degli scrittori è stata abitata perfino dai mammut e in tempi recenti. Da più di un mese continua la caccia all’assassino dall’identità non del tutto definita che si farebbe beffa delle forze dell’ordine. E’ un killer in fuga, Igor Vaclavic, detto il russo, o Ezechiele Norberto Feher. Lo cercano oltre mille uomini tra carabinieri, polizia ed esercito, ma, feroce e addestrato, è ancora un fantasma nell’alternanza continua di falsi avvistamenti. Ha un lungo curriculum di violenze e rapine. Ha colpito con una Smith & Wesson calibro 9 rubata a un vigilante durante un colpo a Consandolo, nel ferrarese. Rimane introvabile e userebbe, stando a quanto si legge, zattere, imbarcazioni di fortuna, canne per respirare sommerso nell’acqua putrida. Sembra lasciare flebili tracce, ma potrebbero non essere le sue. Provoca, irride, o semplicemente non c’è più, già stanziale in altre terre e non nella cerchia dove anche i cani molecolari fiutano le sue tracce nei paesi sperduti: Lavezzola, Campotto, Capomaggiore, Marmorta. Nell’immaginario comune, come sappiamo, esiste anche l’eroe negativo. Stiamo dalla parte della giustizia, sia chiaro. Non lo perdoniamo, non lo esaltiamo, ma la sua vicenda risulta avvincente. Ricordiamo il film Papillon: Igor è anche un soggetto cinematografico, uno Steve McQueen nella Guyana Francese dell’Isola del Diavolo nei suoi tentativi di scamparla, che gli costeranno molti anni di isolamento ma non un desiderio di libertà che, in età avanzata, lo spingerà a tentare un’impresa impossibile. Igor è un delinquente, ma un valoroso sinistro. Tanto che è stato soprannominato “ninja”, “rambo”, “l’imprendibile”. Sembra davvero invulnerabile. Qualcuno diceva che il primo grado dell’eroismo è vincere la paura e il dominio su se stessi. Igor ci sta riuscendo. Lo scrittore Carlo Lucarelli sostiene che “gli assassini hanno dato ai nostri incubi il volto umano e concreto di uomini e donne comuni, a volte banali, spesso simili in tutto e per tutto proprio a noi”. L’eroe negativo ci interessa perché soppianta la ragione e il buon senso. Sconvolge perché terrorizza, perché è illogico. E’ altra faccia dell’abitudine, è un mistero spesso insondabile. Simbolicamente rappresenta il lupo e il drago, l’uomo nero. E’ tutto ciò che non sappiamo e non immaginiamo. E’ la rottura della norma di buona condotta tra persone normali, tra vicini di casa con i quali ci salutiamo all’uscita dell’ascensore. L’eroe negativo ha il suo fascino inquietante. Del resto i delitti sono ormai pane quotidiano nelle trasmissioni televisive, che dal caso Cogne in poi hanno elettrizzato gli italiani con indici di ascolto molto alti nei dibattiti serali. Igor, in fondo, non è altro che un personaggio del commissario Montalbano uscito dalla penna di un Camilleri qualunque in testa alle classifiche di vendita dei romanzi. Stavolta, però, la realtà ha superato la fantasia.

Alessandro Moscè

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