IL GIORNALISTA E LO SCRITTORE

L’Italia e l’Europa: due entità distanti, che non si capiscono, che non riescono ad entrare in sintonia da un punto di vista istituzionale e burocratico, ma neppure nella concezione degli abitanti di un Paese poco corporativo. L’Unione Europea non attecchisce, non riesce ad essere una realtà vicina alle esigenze della gente, e non solo in Italia. Divide specie perché l’euro ha prodotto un impoverimento del reddito pro capite e perché l’imprenditoria occidentale sta crollando. E’ venuto meno il modello capitalistico, con la conseguenza di pericolose derive nazionaliste e di un atteggiamento all’insegna del “fai da te” che produce più scomposizioni che unioni. Eppure lunedì 10 aprile, sul “Corriere della Sera”, Roberto Esposito ed Ernesto Galli Della Loggia, dopo l’ennesima domenica di sangue (stavolta in Egitto e a danno dei cristiani delle chiese di Al Cairo e Alessandria, con decine di morti ammazzati) propongono di eleggere il Presidente d’Europa. Curioso che lo facciano richiamando il Cristianesimo e l’illuminismo che hanno forgiato il nostro destino, seppure in epoche diverse e seppure con meccanismi fondanti di matrice opposta. Dunque, come organizzare il potere? I due giornalisti sostengono una nuova sovranità popolare, un’anima ad un continente che rischia lo smarrimento. Si dovrebbe ripartire da un’identità storico-culturale nella confusa multirazzialità odierna. In questi giorni fa idealmente da contrappeso alla proposta di Esposito e Galli Della Loggia, l’ultimo romanzo di Roberto Pazzi, dal titolo, originale, Lazzaro (Bompiani). E se non fossero solo i demoni a ribellarsi al Signore? Se fossero anche i morti che preferirebbero rimanere morti nientemeno che il giorno della Resurrezione, capeggiati dall’amico prediletto di Cristo, Lazzaro, che rifiuta di uscire dal sepolcro? In verità si può essere morti anche non reagendo agli eventi. Nel romanzo l’Italia è sotto la dittatura di Leo Bonsi, salito al potere usando le forze militari. Scrive Pazzi: “Sono sempre il Presidente eletto a vita dagli italiani, non importa in che modi e violando quali leggi… Non importa se ho mancato il giuramento di fedeltà alla Costituzione, se ho fatto arrestare e poi fucilare, nel carcere dell’isola di Borbona, i capi dell’opposizione”. La fantasia dello scrittore irride l’Italia dormiente, apatica, mentre il pragmatismo dei giornalisti imbocca una via sapienziale e saggia. Ma dov’è la differenza? E’ più utopico il disegno di Esposito e Galli Della Loggia o quello di Pazzi? Quale coscienza contemporanea potrebbe ristabilire un ordine, una ripresa delle sorti di un Paese che arranca? C’è bisogno di un confronto pacifico o si potrebbe compiere un gesto differente, che spazzi via storia e identità con un colpo di mano? Winston Churchill non darebbe torto a nessuna delle ipotesi messe in campo: “L’abilità in politica consiste nella capacità di prevedere ciò che accadrà domani, la settimana prossima, il mese prossimo, l’anno prossimo. E successivamente nell’essere in grado di spiegare perché non è avvenuto”. Fa sorridere che Pazzi immagini il Presidente che risiede sull’Esquilino, vecchio e ammalato, mentre guarda i cartoni animati di Qui, Quo, Qua circondato dai suoi fedelissimi: non i figli, ma le guardie del corpo con le quali gioca a burraco fino a tarda notte. Ogni riferimento è puramente casuale?

Alessandro Moscè

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