L’IPOCRISIA DELL’ITALIA: SALVATE PAOLA PEREGO

La femminista Dacia Maraini, scriveva in Donne mie (Einaudi, 1974): “È più facile che un cammello entri nella cruna di un ago piuttosto che una donna abbia la forza di essere se stessa, nella sua carne e nei suoi pensieri”. Questo, è un pensiero sessista? Cosa significa essere sessisti? Fare un paragone tra le donne italiane e le donne dell’est? Promuovere un sondaggio tra chi sia migliore caratterialmente e fisicamente? O semplicemente valutare una donna sotto ogni aspetto, come qualunque uomo fa di continuo? Ho promosso un rapido sondaggio: non c’è una persona di sesso maschile che abbia dato torto a Paola Perego, il cui noto programma “Parliamone… sabato”, è stato sospeso. Non ho capito che cosa significhi essere coerenti con l’identità del servizio pubblico, come è scritto in una nota dei vertici della Rai. La rappresentazione della donna sarebbe stata violata perché il pericolo viene dalle donne più sexy, più accomodanti in casa, più permissive e dal fisico marmoreo. Insomma, da alcune caratteristiche femminili. Non discuto sui contenuti, opinabili, ma sulle ragioni. Dov’è lo scandalo? Sarebbe come chiedere se il burka è invitante o respingente. La popolazione dell’est, in una visione multirazziale dell’Europa e dell’Italia, fa parte del nostro mondo da decenni. La discriminazione non è nel paragone, ma nella distinzione. Se fosse stato chiesto di scegliere tra una donna italiana magra e una donna italiana in carne, nessuno avrebbe scomodato nessuno. Che sia stata tirata in ballo la donna in pigiama, l’ho trovato divertente. Perdonare un tradimento: non è forse uno degli argomenti più piccanti e discussi tra uomini e donne negli uffici, nei supermercati, ovunque? L’ipocrisia dell’Italia sta nella finzione: un festival di protagonisti della retorica ha crocifisso Paola Perego. Il circo mediatico è nella stereotipia di maniera. Il giorno dopo avrei posto un altro quesito, se fossi stato in quel programma: le donne italiane preferiscono gli americani, i tedeschi o i francesi? La crescita culturale dei telespettatori si misura con il non parlare delle donne dell’est, non restituendo loro un fascino, una dote, uno stile? Non è questo il vero razzismo? La dignità della persona sta nel rispetto, non nella scelta. Nell’accettazione, non nel rifiuto. Le categorie del gentil sesso sono sempre esistite, così come quelle maschili. Educare vuol dire omettere, oscurare? Non è forse spazzatura il continuo modello propinato dai serial sceneggiati dove si spara, si violenta, si calunnia e si cerca un colpevole sull’esempio del commissario Montalbano? Non so se sia sessista anche lo scrittore Andrea De Carlo, quando nel suo romanzo Tecniche di seduzione (Bompiani 1991) annota: “Se sei fortunato trovi una donna che ha alcune delle cose che cerchi, e vivi comunque pieno di rimpianti per le altre vite che avresti voluto. Oppure puoi provare  a mettere insieme donne diverse, senza più pretendere minimamente che ognuna di loro sia perfetta”. Diamo una risposta, ma senza scomodare la Santa Inquisizione.

Alessandro Moscè

 

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