I PROGRESSI DELL’UOMO: UNA VOLTA C’ERANO I MANICOMI

“I giovani pessimisti? Dallo psichiatra”. Lo disse tempo fa Papa Francesco, per provocare, ricevendo nella basilica di San Pietro i ragazzi della diocesi di Piacenza in occasione dell’Anno della Fede. “A me piace stare con i giovani”, dichiarò Jorge Bergoglio, “perché sono portatori di speranza. È una cosa bella andare verso il futuro con le illusioni, ma è anche una responsabilità”. Quella frase colpì, perché veniva tirato in ballo un sintomo psichico. Nel numero scorso di “Robinson”, l’inserto culturale di “Repubblica”, la narratrice Simona Vinci ammetteva il suo disagio , la sua paura, il suo chiudersi a riccio, il suo male oscuro non rivelato per lunghi anni. Nel tempo della crisi, della disoccupazione, dell’esaltazione narcisistica, la depressione e l’ansia sono sindromi talmente comuni da non essere neppure riconosciute come altamente pericolose. Ma cosa significa andare controcorrente, come suggerisce il Papa in relazione al malessere? Lo fa chi ama confidarsi “a cuore aperto”, non nascondendosi, non fingendo. Guardarsi in faccia, dire ciò che si prova senza timore. E pensare che una volta una malinconia e uno stato di agitazione inducevano i parenti a chiudere il paziente in manicomio. Di certo si stava molto peggio. Non era stata promulgata la legge 180, non c’erano gli psicofarmaci ma le camicie di forza e le celle di isolamento come per i carcerati. Le infermiere del manicomio non potevano sposarsi perché altrimenti non avrebbero avuto abbastanza attenzione verso i malati. Il fascismo ribaltò questa assurda regola. La settimana scorsa abbiamo detto che il malato di mente si nasconde tra noi, a volte non lo riconosciamo (il caso di Saronno, ndr). Questa simulazione ci spaventa e fa venire meno la sicurezza sociale. Alcool e droga sono di moda, come la violenza gratuita che inquina l’igiene mentale. Ma cos’è che si ammala nell’individuo? La speranza, la felicità? Si ammala la mente, biologicamente, non il mondo degli affetti (il Papa lo ha capito perfettamente). Lo scrittore Mario Tobino lo spiegò nei suoi romanzi. l sentimenti sono inalterabili, e quando la mente scaccia la nebbia, tornano. Oggi non ci sono più le stanze della follia, e probabilmente ha ragione ancora una volta il pontefice nel dire che il pessimismo è un’assurdità. Una volta contro le donne aggressive, tristi, erotiche, disperate e orrende, non c’era nulla da fare. Il progresso della medicina è dunque enorme. Nel libro Le libere donne di Magliano (Mondadori 1963) Mario Tobino, psichiatra, si soffermò sui reparti manicomiali: “Le celle sono piccole stanze dalle pareti nude; in un angolo v’è un reticolato, dal quale, d’inverno, proviene l’aria calda del termosifone. La porta ha nel mezzo una spia con un vetro molto spesso sì che non si può rompere nemmeno coi pugni; attraverso questa spia ogni tanto l’infermiera sorveglia l’ammalata”. Ammalate come bestie nelle tane, nude e infreddolite, senza un materasso per dormire perché lo avrebbero lacerato. Donne che stavano “all’alga”, quell’erba marina che ammucchiata produceva calore. E’ un esempio, questo, che ci dimostra che l’uomo progredisce per linee scientifiche. La speranza ci viene da ciò che riusciamo a conoscere nei dettagli o nella fede. Il resto sembra sempre più futile, come una diatriba politica, un referendum. Come tutto ciò che non vibra di passione e di conseguenza non implica alcuna responsabilità di fronte al prossimo. E’ vero: il pessimismo si può abbattere.

Alessandro Moscè

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